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Frode del CEO: l'email del capo che chiede un bonifico urgente

Un messaggio firmato dal direttore, un'operazione riservata, un pagamento da fare subito. Come riconoscere la truffa che sfrutta l'autorità e la fretta.

REDAZIONE CYBERFORM · 3 MIN DI LETTURA

IN BREVE

  • Un ordine di pagamento urgente e riservato via email è un segnale d'allarme, anche se la firma è quella giusta.
  • Verifica sempre chiamando la persona a un numero che conosci già, mai rispondendo al messaggio.
  • Seguire la procedura non è mancanza di fiducia: è ciò che il tuo responsabile si aspetta da te.

Venerdì pomeriggio. Arriva un'email dal direttore generale: "Sto chiudendo un'operazione riservata, ho bisogno che tu faccia un bonifico entro oggi. Non parlarne con nessuno finché non è firmato. Sono in riunione, non posso rispondere al telefono: scrivimi qui appena fatto."

È la frode del CEO, una delle truffe più redditizie per i criminali. Non richiede programmi dannosi né competenze tecniche particolari: sfrutta il rispetto per l'autorità, la voglia di essere efficienti e il timore di disturbare chi sta più in alto.

Come è costruita

Chi organizza la truffa prepara il terreno con cura. Studia il sito dell'organizzazione, i profili LinkedIn, i comunicati stampa: chi è il direttore, chi gestisce i pagamenti, quando ci sono trasferte o eventi. Poi sceglie il momento in cui il dirigente è difficile da raggiungere, come una vigilia di festa, un viaggio o una riunione lunga.

Il messaggio può arrivare:

  • da un indirizzo molto simile a quello vero, con una lettera cambiata o un dominio diverso;
  • dalla casella vera del dirigente, se è stata violata in precedenza;
  • da un indirizzo personale, con la spiegazione che "la mail aziendale non funziona";
  • sempre più spesso, accompagnato da una telefonata o da un messaggio vocale con una voce che imita quella del dirigente.

I segnali da riconoscere

Presi singolarmente possono sembrare normali. Insieme, formano uno schema preciso:

  • urgenza: il pagamento deve partire oggi, adesso, prima della chiusura;
  • riservatezza: non devi parlarne con colleghi o con il tuo responsabile diretto;
  • irraggiungibilità: il dirigente non può essere chiamato, si comunica solo per email o chat;
  • eccezione: il pagamento salta le procedure abituali, perché "questa volta è diverso";
  • lusinga: "mi fido di te", "sei l'unica persona a cui posso chiederlo".

Quando questi elementi compaiono insieme, non serve essere sicuri che sia una truffa per fermarsi. Basta il dubbio.

Cosa fare

Non rispondere al messaggio per chiedere conferma: se è una truffa, risponderà il truffatore.

Chiama il dirigente a un numero che hai già, come l'interno, il cellulare in rubrica o la segreteria. Se non risponde, chiedi a chi lavora con lui o lei. Nessuna operazione legittima viene danneggiata da una telefonata di verifica.

Coinvolgi il tuo responsabile o chi approva normalmente i pagamenti. La richiesta di segretezza è parte della truffa: rompere il segreto è la difesa.

Segnala il messaggio all'assistenza informatica. Se la casella del dirigente è stata violata, altri colleghi potrebbero ricevere richieste simili.

Se hai già pagato

Avvisa subito la banca per tentare il blocco o il richiamo del bonifico, poi il tuo responsabile e l'assistenza informatica. Conserva il messaggio originale e presenta denuncia alla Polizia Postale. Le prime ore sono decisive per recuperare il denaro.

La regola che protegge tutti

Molte organizzazioni stabiliscono per iscritto che nessun pagamento fuori procedura si esegue sulla base di un'email, qualunque sia il mittente. Se la tua organizzazione non lo ha ancora fatto, puoi comunque adottare la regola per te: nessun dirigente serio si arrabbierà per una telefonata di conferma. Si arrabbierebbe, invece, per un bonifico partito verso un conto sconosciuto.

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