GDPR per chi lavora in ufficio: i principi da conoscere
Non serve essere giuristi per rispettare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Bastano pochi principi, applicati ogni giorno alle pratiche che passano sulla tua scrivania.
Le misure di sicurezza di base devono essere operative e dimostrabili, e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale può passare alle verifiche. Cosa significa per chi guida un'organizzazione.
La direttiva europea NIS2, recepita in Italia con il decreto legislativo 138 del 2024, è entrata nella sua fase più concreta. Per la maggior parte delle organizzazioni inserite nell'elenco nazionale nella primavera del 2025, il 31 ottobre 2026 è il termine entro cui le misure di sicurezza di base devono essere operative. Da ottobre, inoltre, l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) può passare dalla fase di accompagnamento a quella delle verifiche.
Per chi guida un'azienda o un ente, il messaggio è chiaro: la NIS2 non è più un progetto da impostare, ma un obbligo da dimostrare.
Le misure sono definite dall'ACN con la determinazione 379907/2025, applicabile dal 15 gennaio 2026. Sono articolate in due allegati: 37 misure e 87 requisiti per i soggetti importanti, 43 misure e 116 requisiti per quelli essenziali.
Nella sostanza riprendono le buone pratiche note da anni: analisi e gestione del rischio, gestione degli incidenti, continuità operativa con backup e ripristino, sicurezza della catena di fornitura, igiene informatica e formazione, crittografia, controllo degli accessi e autenticazione a più fattori. La differenza è che non sono più raccomandazioni: sono requisiti, e la loro assenza ha conseguenze.
Il termine dei diciotto mesi decorre dalla comunicazione di inserimento nell'elenco. Chi è stato inserito più tardi ha una scadenza proporzionalmente successiva: conviene verificare la propria data esatta.
È l'aspetto che più cambia il modo di lavorare. Il decreto prevede che gli organi di amministrazione e direttivi approvino le modalità con cui l'organizzazione gestisce i rischi informatici, ne sorveglino l'attuazione e rispondano delle violazioni. Sono anche tenuti a seguire una formazione adeguata in materia.
In pratica, la sicurezza informatica non può più essere delegata per intero all'ufficio IT o a un fornitore. Un consiglio di amministrazione o una giunta devono poter dimostrare di aver deliberato, con data e verbale, e di seguire i progressi nel tempo.
Con il passaggio alla fase di verifica, l'attenzione si sposta dalle dichiarazioni alle evidenze. Tra gli elementi che un'organizzazione dovrebbe essere in grado di mostrare:
Dal 15 gennaio 2026 è pienamente operativo l'obbligo di notificare gli incidenti significativi al CSIRT Italia: una preallerta entro 24 ore dalla conoscenza dell'incidente, una notifica completa entro 72 ore e una relazione finale entro un mese. Tempi così stretti si rispettano solo se ruoli, soglie e canali sono definiti prima, non durante una crisi.
Per i soggetti essenziali, escluse le pubbliche amministrazioni, le sanzioni per la violazione degli obblighi di gestione del rischio e di notifica possono arrivare a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale annuo, se superiore. Per i soggetti importanti il massimo è di 7 milioni o dell'1,4%. Alle persone al vertice possono applicarsi anche sanzioni accessorie, fino all'incapacità temporanea di svolgere funzioni dirigenziali nello stesso soggetto.
Chi guida un'organizzazione in perimetro NIS2 dovrebbe poter rispondere sì a tre domande. L'organo di amministrazione ha approvato formalmente le misure di sicurezza? Sappiamo chi notifica un incidente, a chi e in quanto tempo? Se domani arrivasse un'ispezione, sapremmo dove trovare le prove di ciò che abbiamo fatto?
Se anche una sola risposta è incerta, è il punto da cui ripartire.
Non serve essere giuristi per rispettare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Bastano pochi principi, applicati ogni giorno alle pratiche che passano sulla tua scrivania.
È successo a moltissimi. Quello che conta è cosa fai subito dopo: i passaggi, in ordine, per limitare il danno e aiutare chi deve intervenire.
La direttiva europea sulla sicurezza delle reti riguarda migliaia di aziende ed enti italiani. Una guida essenziale per capire se la tua organizzazione è dentro e cosa deve fare.