Dati personali in ufficio: cosa si può inviare via email e cosa no
L'email è comoda ma non è una cassaforte. Quali dati richiedono cautele particolari, come inviarli in sicurezza e gli errori più comuni da evitare.
Chatbot e assistenti AI fanno risparmiare tempo, ma tutto ciò che incolli esce dal tuo ufficio. Cosa si può condividere, cosa no e come lavorare in modo sicuro.
Riassumere un documento lungo, scrivere la bozza di una lettera, tradurre un testo, preparare una tabella: gli assistenti basati sull'intelligenza artificiale sono entrati in moltissimi uffici, spesso prima che l'organizzazione abbia deciso come usarli. Sono strumenti utili. Ma quando incolli un testo in una chat, quel testo viene inviato a un servizio esterno, e non sempre sai dove finisce.
Ogni servizio di AI ha le sue regole. Alcuni conservano le conversazioni per un certo periodo, alcuni possono usarle per migliorare i propri modelli, altri offrono versioni professionali con garanzie contrattuali più forti. La differenza tra un account personale gratuito e uno strumento fornito dall'organizzazione, con un contratto e impostazioni controllate, può essere enorme.
Per chi lavora in ufficio la conseguenza pratica è semplice: usa solo gli strumenti di AI approvati dalla tua organizzazione e accedi con l'account di lavoro. Se non sai quali sono, chiedilo all'assistenza informatica o al tuo responsabile prima di iniziare.
Anche con uno strumento approvato, alcune informazioni richiedono prudenza. Con un servizio non autorizzato, invece, non andrebbero mai inserite:
Se ti serve l'aiuto dell'AI su un testo che contiene questi elementi, puoi spesso togliere o sostituire le parti sensibili: "il cliente A", "la società B", importi arrotondati. Il risultato è quasi sempre altrettanto utile.
Gli assistenti AI scrivono in modo convincente anche quando sbagliano. Possono inventare dati, citazioni, articoli di legge o riferimenti che non esistono, e lo fanno con lo stesso tono sicuro con cui dicono cose corrette.
Per questo ogni testo prodotto dall'AI va trattato come una bozza:
La responsabilità del documento che firmi o invii resta tua, anche se l'ha scritto una macchina.
Oltre ai chatbot più noti esistono moltissime estensioni del browser, app per il telefono e servizi che promettono di "leggere le email" o "riassumere le riunioni". Per funzionare chiedono spesso accesso alla posta, ai documenti o al calendario. Prima di installarne una, anche se sembra innocua, verifica che sia autorizzata: un'estensione con troppi permessi può vedere tutto ciò che vedi tu.
Il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, l'AI Act, chiede alle organizzazioni che usano questi sistemi di assicurare che il personale abbia competenze adeguate per farlo. Al di là dell'obbligo, è una questione di buon senso: l'AI è uno strumento potente quando chi la usa sa cosa condividere, cosa controllare e quando fermarsi.
Le tre regole da ricordare sono queste: strumenti autorizzati, niente dati riservati dove non devono stare, verifica di tutto ciò che esce.
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