Phishing nel 2026: riconoscere un'email truffa anche quando sembra perfetta
Gli errori di grammatica non bastano più a smascherarla. Cinque controlli da fare prima di cliccare, validi per ogni casella di posta di lavoro.
Una password robusta non basta più da sola. Come sceglierla, dove conservarla e perché il secondo fattore ferma gran parte dei furti di account.
L'account di lavoro è una chiave: apre la posta, i documenti condivisi, i gestionali e spesso i dati di clienti e cittadini. Chi la ruba non ha bisogno di forzare nessun sistema, perché entra dalla porta principale con il tuo nome. Per questo password e accessi sono il primo punto su cui vale la pena lavorare.
La lunghezza conta più della complessità. Una parola corta con un simbolo e un numero, come "Roma2026!", si indovina in fretta perché segue schemi che i programmi dei criminali conoscono bene. Una frase di quattro o cinque parole scollegate tra loro, come "lampada treno salvia gennaio verde", è più facile da ricordare e molto più difficile da indovinare.
Evita sempre:
Il rischio più grande non è una password debole, ma una password riutilizzata. Ogni anno milioni di credenziali vengono rubate a siti e servizi di ogni tipo e finiscono in elenchi che circolano tra i criminali. Se usi la stessa password per un sito di acquisti e per l'email di lavoro, il furto avvenuto altrove diventa un problema per il tuo ufficio.
La regola è semplice: la password di lavoro si usa solo per il lavoro, e ogni servizio ne ha una diversa.
Nessuno può ricordare decine di password diverse, e non è richiesto. La soluzione è un gestore di password, cioè un programma che le conserva cifrate e le inserisce al posto tuo. Molte organizzazioni ne mettono a disposizione uno: chiedi all'assistenza informatica quale usare.
Da evitare, invece, il foglietto sotto la tastiera, il file "password.xlsx" sul desktop e le note del telefono. Sono i primi posti in cui guarda chi cerca credenziali.
L'autenticazione a due fattori aggiunge un secondo controllo alla password: un codice generato da un'app sul telefono, una notifica da approvare, una chiavetta fisica. Anche se qualcuno ruba la password, senza il secondo fattore non riesce a entrare.
È la misura con il miglior rapporto tra sforzo e risultato. Attivala ovunque sia disponibile, partendo da:
Non tutti i secondi fattori sono uguali. Le app di autenticazione e le chiavette fisiche sono più sicure dei codici via SMS, che possono essere intercettati o ottenuti con l'inganno. Ma anche l'SMS è molto meglio di niente.
I criminali lo sanno e hanno trovato contromisure. Una delle più diffuse è inviare decine di notifiche di accesso, sperando che tu ne approvi una per esasperazione o per errore. Un'altra è telefonare fingendosi l'assistenza e chiedere di leggere il codice appena arrivato.
Due regole valgono sempre: non approvare mai un accesso che non hai avviato tu e non comunicare mai un codice di verifica a nessuno, nemmeno a chi dice di chiamare dall'ufficio informatico. Se ricevi notifiche che non ti aspetti, qualcuno conosce già la tua password: cambiala subito e avvisa l'assistenza.
Una frase lunga, diversa per ogni servizio, custodita in un gestore di password e protetta da un secondo fattore. Bastano queste quattro abitudini per mettere il tuo account fuori dalla portata della maggior parte degli attacchi.
Gli errori di grammatica non bastano più a smascherarla. Cinque controlli da fare prima di cliccare, validi per ogni casella di posta di lavoro.
È successo a moltissimi. Quello che conta è cosa fai subito dopo: i passaggi, in ordine, per limitare il danno e aiutare chi deve intervenire.
Ricordare decine di password diverse è impossibile, e non è richiesto. Come funziona un gestore di password e come usarlo bene al lavoro.