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Valutare il rischio cyber senza essere esperti: un metodo in 5 passi

Non serve un consulente per iniziare a capire dove un'organizzazione è più esposta. Un percorso semplice per individuare le priorità e decidere dove investire.

REDAZIONE CYBERFORM · 3 MIN DI LETTURA

IN BREVE

  • Partire da ciò che è davvero importante: servizi, dati e processi senza cui l'organizzazione si ferma.
  • Per ciascuno chiedersi cosa può andare storto, quanto è probabile e quanto farebbe male.
  • Il risultato è un elenco di priorità da rivedere ogni anno, non un documento da archiviare.

"Siamo sicuri?" è una domanda a cui nessuno sa rispondere. "Dove siamo più esposti, e cosa conviene fare prima?" invece sì. È lo scopo della valutazione del rischio: non eliminare ogni pericolo, impresa impossibile, ma capire quali contano di più per decidere dove mettere tempo e risorse.

La valutazione del rischio è richiesta dal GDPR per i dati personali e dalla NIS2 per chi vi rientra. Ma anche un'organizzazione che non ha obblighi specifici ne ricava un vantaggio pratico: smettere di inseguire l'ultima minaccia nelle notizie e concentrarsi su ciò che conta.

Ecco un metodo semplice, adatto a una prima analisi da fare con i responsabili interni.

1. Che cosa è indispensabile?

Elencate i servizi, i processi e i dati senza i quali l'organizzazione si ferma o subisce danni gravi. Ad esempio: la fatturazione e i pagamenti, il gestionale delle pratiche, l'archivio dei clienti o dei cittadini, la posta elettronica, il sito con i servizi online, la produzione.

Non serve un elenco infinito: dieci o quindici voci sono sufficienti per partire. Per ciascuna indicate chi ne è responsabile e quali sistemi o fornitori la supportano.

2. Cosa può andare storto?

Per ogni voce, chiedetevi quali eventi potrebbero comprometterla. Gli scenari più comuni sono pochi e ricorrenti:

  • un ransomware che blocca sistemi e dati;
  • il furto di un account tramite phishing;
  • una frode sui pagamenti;
  • la perdita o la diffusione di dati personali;
  • il guasto o l'attacco a un fornitore critico;
  • un errore umano, come una cancellazione o un invio sbagliato.

3. Quanto è probabile?

Valutate ogni scenario con una scala semplice, ad esempio bassa, media, alta. Considerate cosa rende l'evento più o meno probabile: quante persone hanno accesso, quanto i sistemi sono esposti a internet, se esistono già protezioni come l'autenticazione a più fattori, se ci sono stati episodi simili in passato.

4. Quanto farebbe male?

Valutate l'impatto con la stessa scala. Pensate a diverse dimensioni: quanto tempo resteremmo fermi, quanto costerebbe, quali conseguenze per clienti o cittadini, quali obblighi di legge scatterebbero, quale danno di reputazione.

Combinando probabilità e impatto, ogni scenario trova il suo posto. Quelli con probabilità e impatto entrambi alti sono le vostre priorità.

5. Cosa facciamo, e chi lo fa?

Per i rischi principali decidete come trattarli:

  • ridurli con misure concrete, come backup scollegati, secondo fattore, procedure di verifica dei pagamenti, formazione;
  • trasferirli in parte, ad esempio con un'assicurazione o con clausole contrattuali verso i fornitori;
  • accettarli consapevolmente, quando il costo della misura supera il beneficio, motivando la scelta;
  • evitarli rinunciando a un'attività o a un sistema troppo rischioso.

Per ogni azione indicate un responsabile e una scadenza. Senza questi due elementi, l'analisi resta un esercizio teorico.

Tenerla viva

La valutazione non è un documento da fare una volta e archiviare. Va rivista almeno una volta l'anno e ogni volta che cambia qualcosa di importante: un nuovo sistema, un nuovo fornitore critico, un incidente, una riorganizzazione.

Quando chiamare un esperto

Questo metodo serve a iniziare e a coinvolgere chi conosce davvero i processi dell'organizzazione. Per gli aspetti tecnici, come l'esposizione dei sistemi o la qualità dei backup, o quando le norme richiedono un'analisi strutturata, conviene farsi affiancare da professionisti. Arrivare a quel confronto con le priorità già chiare rende il lavoro più rapido ed efficace.

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