In molte organizzazioni, l'elenco degli account attivi racconta una storia diversa da quella dell'organigramma. Ci sono caselle di posta di persone andate via da anni, consulenti che possono ancora entrare nel gestionale, stagisti con permessi da amministratore. Non per cattiva volontà: semplicemente, nessuno ha avvisato chi gestisce i sistemi.
Per chi guida un'azienda o un ente, la gestione del ciclo di vita degli account è una delle misure di sicurezza più efficaci e meno costose. Richiede soprattutto coordinamento.
Il problema è organizzativo
Chi gestisce il personale sa quando una persona entra o esce. Chi gestisce i contratti sa quando finisce una consulenza. Chi gestisce i sistemi crea e chiude gli account. Se queste tre informazioni non si incontrano, gli account restano aperti.
La soluzione non è tecnica: è stabilire chi avvisa chi, quando e con quali informazioni.
All'ingresso
Quando arriva una nuova persona, interna o esterna:
- il responsabile comunica a chi gestisce i sistemi ruolo, data di inizio ed eventuale data di fine;
- gli accessi si assegnano in base al profilo del ruolo, non copiando quelli di un collega;
- l'account viene creato con l'autenticazione a più fattori già attiva;
- la persona riceve i dispositivi necessari, registrati a suo nome;
- nei primi giorni riceve una breve formazione su password, phishing e segnalazione degli incidenti.
Per collaboratori esterni e consulenti conviene sempre fissare una data di scadenza dell'account, da rinnovare solo se serve.
Al cambio di ruolo
È il momento più trascurato. Chi passa a un altro ufficio dovrebbe ricevere i permessi del nuovo ruolo e perdere quelli del vecchio, salvo un breve periodo di passaggio di consegne definito in anticipo. Altrimenti, dopo qualche anno, le persone più esperte diventano quelle con più accessi del necessario.
All'uscita
Quando una persona lascia l'organizzazione:
- gli accessi ai sistemi si disattivano il giorno dell'uscita, o nel momento concordato in caso di uscite delicate;
- si chiudono anche gli accessi a servizi esterni: portali di enti, piattaforme dei fornitori, social, banche;
- si cambiano le password di eventuali account condivisi che la persona conosceva;
- si recuperano dispositivi, badge, chiavette di firma e token;
- si decide cosa fare della casella di posta: risposta automatica, inoltro temporaneo a un collega, conservazione secondo le regole dell'organizzazione e le norme sulla privacy;
- si rimuovono eventuali deleghe e procure digitali.
Per i fornitori vale lo stesso: alla fine di un contratto, gli accessi tecnici vanno chiusi e le credenziali usate durante l'assistenza cambiate.
Una checklist condivisa
Lo strumento più utile è una checklist semplice, condivisa tra chi gestisce il personale, i responsabili degli uffici e chi gestisce i sistemi, con una voce per ogni sistema e servizio rilevante. Va compilata a ogni ingresso e uscita e conservata. In caso di verifica, ad esempio per il GDPR o la NIS2, è la prova che gli accessi sono governati.
Il controllo periodico
Anche con una buona procedura qualcosa sfugge. Una volta all'anno conviene confrontare l'elenco degli account attivi con l'elenco del personale e dei collaboratori in servizio. Ogni account senza un titolare attuale va chiuso o giustificato.
In sintesi
Gli account dimenticati sono porte aperte che nessuno sorveglia. Una procedura chiara per ingressi, cambi di ruolo e uscite le chiude a costo quasi nullo.