Email inviata alla persona sbagliata: cosa fare subito
Un indirizzo suggerito in automatico, un allegato di troppo, un "rispondi a tutti". Quando l'email con dati personali parte verso chi non doveva riceverla, contano i primi passi.
Quando i dati personali vengono persi, rubati o diffusi, il GDPR fissa tempi stretti per valutare, notificare al Garante e, nei casi più gravi, informare le persone. Come prepararsi prima che succeda.
Un'email con dati sanitari inviata alla persona sbagliata. Un portatile non cifrato rubato in auto. Un ransomware che rende inaccessibile l'archivio dei clienti. Un fornitore che comunica di aver subito un attacco. Sono situazioni molto diverse, ma per il GDPR possono essere tutte violazioni di dati personali, il cosiddetto data breach. E tutte fanno partire un orologio.
Il Regolamento la definisce come una violazione di sicurezza che comporta, accidentalmente o illecitamente, la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l'accesso a dati personali. In pratica, riguarda tre aspetti:
Un ransomware senza furto di dati, quindi, può comunque essere una violazione, se blocca l'accesso a informazioni necessarie.
Il titolare del trattamento, cioè l'organizzazione, deve notificare la violazione al Garante per la protezione dei dati personali entro 72 ore da quando ne è venuto a conoscenza, salvo che sia improbabile che presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone.
Alcuni punti pratici:
La notifica descrive la natura della violazione, le categorie e il numero approssimativo di persone e di dati coinvolti, i contatti del responsabile della protezione dei dati o di un altro referente, le probabili conseguenze e le misure adottate o previste.
Se la violazione presenta un rischio elevato per le persone, il titolare deve comunicarla anche agli interessati, senza ingiustificato ritardo e con un linguaggio semplice. Non è necessario, ad esempio, se i dati erano cifrati e quindi incomprensibili per chi li ha ottenuti, o se le misure adottate hanno eliminato il rischio. Il Garante può comunque ordinare la comunicazione.
Ogni violazione, anche quella che non si notifica perché il rischio è considerato improbabile, va documentata internamente: cosa è successo, quali effetti ha avuto, cosa si è fatto e perché si è deciso di notificare o meno. In caso di controllo, questo registro dimostra che l'organizzazione ha valutato con serietà.
Le 72 ore sono poche se i ruoli non sono chiari. Prima che succeda, conviene stabilire:
Per le organizzazioni soggette alla NIS2, lo stesso evento può essere anche un incidente significativo da notificare al CSIRT Italia, con tempi propri: preallerta entro 24 ore e notifica entro 72. Possono esserci inoltre obblighi contrattuali o assicurativi. Il piano di risposta agli incidenti dovrebbe tenere insieme tutte queste comunicazioni.
Una violazione di dati non è sempre evitabile. Una gestione disordinata sì. Ruoli chiari, segnalazione immediata e un registro aggiornato trasformano 72 ore di panico in una procedura.
Un indirizzo suggerito in automatico, un allegato di troppo, un "rispondi a tutti". Quando l'email con dati personali parte verso chi non doveva riceverla, contano i primi passi.
Non serve essere giuristi per rispettare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Bastano pochi principi, applicati ogni giorno alle pratiche che passano sulla tua scrivania.
Le misure di sicurezza di base devono essere operative e dimostrabili, e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale può passare alle verifiche. Cosa significa per chi guida un'organizzazione.