Ho cliccato un link sospetto: cosa fare nei primi 15 minuti
È successo a moltissimi. Quello che conta è cosa fai subito dopo: i passaggi, in ordine, per limitare il danno e aiutare chi deve intervenire.
File illeggibili, sistemi bloccati e una richiesta di riscatto: il ransomware è tra gli attacchi più temuti da aziende ed enti. Come funziona e cosa può fare ciascuno per prevenirlo e contenerlo.
Una mattina i file del server condiviso hanno nomi strani e non si aprono più. Su alcuni computer compare un messaggio: i dati sono stati cifrati e per riaverli bisogna pagare, di solito in criptovalute. In molti casi c'è anche una seconda minaccia: i documenti sono stati copiati e verranno pubblicati se il riscatto non arriva.
È il ransomware, dall'inglese "ransom", riscatto. Negli ultimi anni ha colpito ospedali, Comuni, scuole, studi professionali e imprese di ogni dimensione, in Italia e nel mondo.
Un attacco ransomware raramente è istantaneo. Di solito segue alcune fasi.
Ingresso. Gli attaccanti entrano nella rete attraverso un punto debole: un'email con un allegato o un link dannoso, credenziali rubate per un accesso da remoto, un sistema esposto su internet con una vulnerabilità non corretta, un fornitore con accesso ai sistemi.
Esplorazione. Una volta dentro, si muovono con calma, a volte per giorni o settimane. Cercano account con più privilegi, mappano i server, individuano i dati di valore e, soprattutto, i backup.
Furto dei dati. Spesso copiano all'esterno documenti riservati, per avere una seconda leva di ricatto.
Cifratura. Infine attivano il programma che rende illeggibili i file, spesso di notte o nel fine settimana, quando la reazione è più lenta. Se riescono, cifrano o cancellano anche i backup raggiungibili.
Le vie d'ingresso sono quasi sempre le stesse, e su ognuna chi lavora in ufficio può fare qualcosa.
Alcuni segnali possono indicare un attacco in corso: file che cambiano estensione o non si aprono, cartelle con documenti di testo dal titolo insolito come "LEGGIMI" o "COME RECUPERARE I FILE", rallentamenti improvvisi di computer e server, programmi antivirus disattivati senza motivo, avvisi di accessi che non hai fatto.
Se pensi che il tuo computer sia coinvolto:
Contro il ransomware, il backup è la difesa che permette di ripartire senza dipendere dagli attaccanti. A condizione che almeno una copia sia scollegata dalla rete o non modificabile, e che il ripristino sia stato provato. È una responsabilità dell'organizzazione, ma ognuno contribuisce salvando i documenti nelle cartelle protette e non solo sul proprio computer.
Esistono anche iniziative pubbliche, come il progetto europeo No More Ransom, che mettono a disposizione strumenti gratuiti per decifrare alcune famiglie di ransomware. Non funzionano sempre, ma vale la pena che chi gestisce l'incidente le consideri.
Il ransomware sembra un attacco sofisticato, ma entra quasi sempre da porte comuni. Chiudere quelle porte e reagire in fretta ai primi segnali sono le due cose che fanno la differenza tra un problema serio e una catastrofe.
È successo a moltissimi. Quello che conta è cosa fai subito dopo: i passaggi, in ordine, per limitare il danno e aiutare chi deve intervenire.
Un guasto, un furto, un ransomware: quando i dati spariscono, il backup è l'unica via d'uscita. Cosa significa la regola 3-2-1 e cosa puoi fare tu perché funzioni.
Durante un attacco non c'è tempo per decidere chi fa cosa. Gli elementi di un piano semplice, preparato prima, che permette di reagire in fretta e senza confusione.