GDPR per chi lavora in ufficio: i principi da conoscere
Non serve essere giuristi per rispettare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Bastano pochi principi, applicati ogni giorno alle pratiche che passano sulla tua scrivania.
Per molti è solo un adempimento del GDPR da compilare e dimenticare. In realtà il registro dei trattamenti è la mappa dei dati personali dell'organizzazione, ed è utile ben oltre la conformità.
Il registro delle attività di trattamento è previsto dall'articolo 30 del GDPR. In molte organizzazioni è stato compilato una volta, spesso da un consulente, e poi archiviato. È un'occasione persa: un registro ben fatto e aggiornato è uno degli strumenti più utili per governare i dati personali, e non solo per rispondere al Garante.
Il registro tenuto dal titolare del trattamento descrive, per ogni attività che coinvolge dati personali:
Anche i responsabili del trattamento, cioè i fornitori che trattano dati per conto di altri, devono tenere un proprio registro delle attività svolte per i clienti.
Il GDPR prevede un'esenzione per le organizzazioni con meno di 250 dipendenti, ma con eccezioni ampie: il registro è comunque obbligatorio se il trattamento può presentare un rischio per le persone, se non è occasionale o se riguarda categorie particolari di dati, come quelli sanitari, o dati su condanne e reati.
Poiché quasi ogni organizzazione tratta in modo non occasionale almeno i dati dei dipendenti, dei clienti o dei cittadini, nella pratica l'esenzione si applica raramente. Il Garante, inoltre, raccomanda di tenerlo comunque.
Sapere cosa si ha. Non si può proteggere ciò che non si conosce. Il registro è la mappa dei dati personali: dove sono, chi li usa, chi li riceve.
Gestire una violazione. Quando un sistema viene attaccato o un dispositivo va perso, la prima domanda è: quali dati c'erano, di quante persone? Con un registro aggiornato la risposta arriva in minuti, non in giorni, ed è decisiva per rispettare le 72 ore della notifica al Garante.
Rispondere alle persone. Chi chiede di accedere ai propri dati o di cancellarli ha diritto a una risposta completa. Il registro indica dove cercare.
Governare i fornitori. Elencando i destinatari dei dati, il registro mostra quali fornitori trattano dati personali e quindi quali contratti devono contenere le clausole previste dal GDPR.
Valutare i nuovi progetti. Un nuovo software, un nuovo servizio, un nuovo uso dei dati: confrontarlo con il registro aiuta a capire cosa cambia e se serve una valutazione d'impatto.
Dimostrare la conformità. In caso di controllo, il registro è uno dei primi documenti richiesti.
Il registro dei trattamenti non è una formalità: è la mappa che permette di proteggere i dati, rispondere alle persone e reagire in fretta quando qualcosa va storto. Vale la pena tenerlo aggiornato anche per ciò che fa, non solo per ciò che dimostra.
Non serve essere giuristi per rispettare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Bastano pochi principi, applicati ogni giorno alle pratiche che passano sulla tua scrivania.
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