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Social network e lavoro: cosa non condividere su LinkedIn e dintorni

Un post sul nuovo progetto, una foto della scrivania, l'organigramma del team. Le informazioni che condividiamo sui social aiutano anche chi prepara truffe mirate contro la nostra organizzazione.

REDAZIONE CYBERFORM · 3 MIN DI LETTURA

IN BREVE

  • Ruoli, nomi dei colleghi, fornitori e trasferte sono materiale prezioso per chi prepara una truffa.
  • Prima di pubblicare una foto dall'ufficio, controlla schermi, lavagne e documenti sullo sfondo.
  • Non pubblicare informazioni su clienti, pratiche o problemi interni, nemmeno in forma vaga.

LinkedIn e gli altri social sono strumenti preziosi per la vita professionale: raccontano competenze, costruiscono relazioni, danno visibilità al lavoro dell'organizzazione. Ma tutto ciò che pubblichiamo è leggibile anche da chi prepara attacchi. Molte truffe mirate, come la frode del CEO o il phishing personalizzato, iniziano proprio da qui: da informazioni pubbliche messe insieme con pazienza.

Cosa cercano i truffatori

Ruoli e organigrammi. Chi gestisce i pagamenti, chi è il direttore, chi lavora in amministrazione, chi è appena arrivato e non conosce ancora le procedure.

Relazioni. Con quali fornitori e clienti lavora l'organizzazione, quali software usa, a quali eventi partecipa.

Tempi e spostamenti. "In volo per Dubai per tre giorni", "Al convegno di Milano tutta la settimana": informazioni perfette per una richiesta urgente a nome di chi è lontano e difficile da raggiungere.

Dettagli personali. Nomi dei figli, animali, squadre del cuore, date importanti: materiale per indovinare password e domande di sicurezza, o per rendere credibile un messaggio.

Cosa evitare di pubblicare

  • foto con schermi, lavagne o documenti sullo sfondo: anche se sembrano illeggibili, ingrandendole spesso non lo sono;
  • badge e tesserini in primo piano;
  • dettagli su clienti, pratiche e progetti non pubblici, anche senza nomi;
  • problemi interni e incidenti, compresi quelli informatici, prima che l'organizzazione decida cosa comunicare;
  • date di trasferte e assenze in tempo reale, specialmente se hai un ruolo che autorizza pagamenti o decisioni;
  • informazioni tecniche sui sistemi usati, ad esempio nelle offerte di lavoro o nei post sulle certificazioni ottenute, quando rivelano più del necessario.

Le impostazioni che aiutano

  • controlla chi può vedere i tuoi contatti e l'elenco dei tuoi colleghi;
  • limita la visibilità di post personali, foto e informazioni familiari;
  • disattiva la condivisione automatica della posizione;
  • usa password diverse e il secondo fattore anche sugli account social, specialmente se gestisci pagine dell'organizzazione.

Attenzione alle richieste

I social sono anche un canale di contatto per i truffatori: profili falsi di colleghi, recruiter o fornitori, richieste di collegamento seguite da messaggi con link o allegati, domande insistenti sul tuo lavoro. Valgono le stesse regole delle email: verifica chi ti scrive e non aprire file o link inattesi.

Gli account dell'organizzazione

Se gestisci la pagina social della tua organizzazione, la responsabilità è doppia. Usa account personali con i ruoli previsti dalla piattaforma invece di una password condivisa, attiva il secondo fattore e concorda con il tuo responsabile cosa si può pubblicare. Una pagina violata può diffondere truffe a tutti i follower in pochi minuti.

In sintesi

Condividere il proprio lavoro è utile e legittimo. Basta ricordare che ogni post ha un pubblico più ampio di quello che immaginiamo, e chiedersi prima di pubblicare: questa informazione aiuterebbe qualcuno a ingannare un mio collega?

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