LinkedIn e gli altri social sono strumenti preziosi per la vita professionale: raccontano competenze, costruiscono relazioni, danno visibilità al lavoro dell'organizzazione. Ma tutto ciò che pubblichiamo è leggibile anche da chi prepara attacchi. Molte truffe mirate, come la frode del CEO o il phishing personalizzato, iniziano proprio da qui: da informazioni pubbliche messe insieme con pazienza.
Cosa cercano i truffatori
Ruoli e organigrammi. Chi gestisce i pagamenti, chi è il direttore, chi lavora in amministrazione, chi è appena arrivato e non conosce ancora le procedure.
Relazioni. Con quali fornitori e clienti lavora l'organizzazione, quali software usa, a quali eventi partecipa.
Tempi e spostamenti. "In volo per Dubai per tre giorni", "Al convegno di Milano tutta la settimana": informazioni perfette per una richiesta urgente a nome di chi è lontano e difficile da raggiungere.
Dettagli personali. Nomi dei figli, animali, squadre del cuore, date importanti: materiale per indovinare password e domande di sicurezza, o per rendere credibile un messaggio.
Cosa evitare di pubblicare
- foto con schermi, lavagne o documenti sullo sfondo: anche se sembrano illeggibili, ingrandendole spesso non lo sono;
- badge e tesserini in primo piano;
- dettagli su clienti, pratiche e progetti non pubblici, anche senza nomi;
- problemi interni e incidenti, compresi quelli informatici, prima che l'organizzazione decida cosa comunicare;
- date di trasferte e assenze in tempo reale, specialmente se hai un ruolo che autorizza pagamenti o decisioni;
- informazioni tecniche sui sistemi usati, ad esempio nelle offerte di lavoro o nei post sulle certificazioni ottenute, quando rivelano più del necessario.
Le impostazioni che aiutano
- controlla chi può vedere i tuoi contatti e l'elenco dei tuoi colleghi;
- limita la visibilità di post personali, foto e informazioni familiari;
- disattiva la condivisione automatica della posizione;
- usa password diverse e il secondo fattore anche sugli account social, specialmente se gestisci pagine dell'organizzazione.
Attenzione alle richieste
I social sono anche un canale di contatto per i truffatori: profili falsi di colleghi, recruiter o fornitori, richieste di collegamento seguite da messaggi con link o allegati, domande insistenti sul tuo lavoro. Valgono le stesse regole delle email: verifica chi ti scrive e non aprire file o link inattesi.
Gli account dell'organizzazione
Se gestisci la pagina social della tua organizzazione, la responsabilità è doppia. Usa account personali con i ruoli previsti dalla piattaforma invece di una password condivisa, attiva il secondo fattore e concorda con il tuo responsabile cosa si può pubblicare. Una pagina violata può diffondere truffe a tutti i follower in pochi minuti.
In sintesi
Condividere il proprio lavoro è utile e legittimo. Basta ricordare che ogni post ha un pubblico più ampio di quello che immaginiamo, e chiedersi prima di pubblicare: questa informazione aiuterebbe qualcuno a ingannare un mio collega?